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Monday, February 27, 2012

Focus On : Rogero Cerni 100 Goals

  Rogério Ceni scored his 100th goal for São Paulo , the winner in a 2-1 league victory against Corinthians. Ceni is 37 years old and has played more than 950 matches in his 21-year career, which adds up to a strike-rate of a goal every nine games or so – roughly equivalent to Emile Heskey's record with England. Heskey, of course, did a lot of good work in his own half. But then, so does Ceni, who is by trade a goalkeeper in Brazil's top division, performing his main role well enough to have loitered for some time on the international fringes. It is a stunning achievement: 100 career goals in a one-club career that has seen him also win two World Club Championships and pick up 17 caps for Brazil. The goalscoring keeper may not be an entirely new concept: Jorge Campos and René Higuita achieved novelty-oddity status through similar, albeit reduced feats. Campos scored 38 career goals, a portion of those while playing as a striker. Higuita, another set-piece specialist, scored eight times in 68 matches for Colombia. Ceni's closest rival José Luis Chilavert scored 67 career goals, and was also the first goalkeeper to shoot at goal from a direct free-kick at a World Cup finals, almost scoring against Bulgaria in 1998.

Ceni, however, stands alone among goalkeeping hot shots. Firstly for the sheer weight and quality of his of goals. He is, naturally, the first goalie ever to get to three figures. Plus he seems to score his share of screamers. Just look at that 100th goal: no goalkeeper's punt this, but a sublimely flighted caress of the ball. Finally his goalscoring has gone hand in hand with general solidity elsewhere. Ceni was third choice in the 2002 World Cup-winning squad and in 2005 he was man of the match in the defeat of Liverpool FC in the Club World Cup final. This is an outstandingly versatile set of skills. It would be nice to think we might even see a little more of this kind of thing in the future. Lured by the rule-makers, coaxed by the tactical fluidity of the modern game, the goalkeeper has emerged from his cave in recent times. Distribution has long been a key component of the job description. Counterattacking thrusts, goal-bound free-kicks from the halfway line: these are now goalie territory. Maybe we will see more Cenis emerging in the years to come as tactical fluidity and a general coalescing between rigidly defined roles becomes more the norm. Although, let's face it, perhaps rather more over there than over here. There are many things South Americans do both differently and better in football. Looking on from the outside, the sheer impossibility of a British Ceni ever emerging – bound by obstacles both technical and cultural – is perhaps just another reason to celebrate the brilliance of his achievement.





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Sunday, February 26, 2012

Focus On : Antonio de Oliveira Filho Careca , "Grandes Momentos do Esporte"



  Goleador dei due mondi, non si sente ancora... troppo maturo per il terzo. Bomber in Sudamerica e in Europa, è atteso in Asia. Giappone: lavoro e rigore, e un domani anche gol. Lo yen sale e lì nessuno si preoccupa se Antonio Fillio de Oliveira detto Careca è un po' in ribasso. Pazzo mondo, il calcio ha una sua borsa valori. Se un titolo non vale qui, è prezioso altrove. «Sì, il calcio è come la vita, un giorno sei fortunato, un altro no. Però alla fine tutto si compensa. Mi vogliono in Giappone? Mah, lì sono già presente negli spot e quando il campionato sarà professionistico non mi dispiacerebbe andare. Però è un discorso lontano, adesso il mio posto è qui». Trentuno anni, forse l'età giusta per fare un piccolo bilancio. Ma Careca non gradisce aggettivi: ti senti felice, appagato, stanco, smanioso, insoddisfatto? Cinque-quiz-cinque, e lui s'imbroncia: «Non mi sento vecchio, tanto per cominciare; per questo ho detto che è presto per pensare adesso all'avventara Giapponese. Fare come la foca al circo o i palleggi al supermercato per la ,publicilà non m'interessa. Sono ancora in piena efficienza, tra i migliori al mondo. Ho vinto in Brasile, sono stato capace di vincere anche in Europa, in Italia, addirittura a Napoli, dove ogni vittoria per me vale il doppio. Uno scudetto e una Coppa Uefa: devo ancora dimostrare qualcosa? E a chi? Non so proprio cosa dovrei ancora far vedere, aiutami a capire».

Il Motorola stretto nella destra, l'indice sinistro sul pulsantino dell'«off», perché nessuno disturbi: Careca è in piena area di rigore anche a parole. E parla, parla... «Se non è il più bello, quello italiano è senz'altro il campionato più difficile del mondo. Quasi tutti i migliori sono qui e non c'è una dittatura. In Inghilterra vince quasi sempre il Liver-pool, in Spagna quasi sempre il Rea! Madrid o il Barcellona, in Olanda il PSV, in Belgio l'An-derlecht, in Francia il Marsiglia. Qui invece ogni anno lo scudetto cambia padrone. Adesso la Samp, prima il Napoli, poi l'Inter, quindi il Mi-lan. Lo ha vinto anche il Verona... E chi vince il titolo sa che può anche peraere contro l'ultima in classifica. Più di 50 gol in campionato, in quattro stagioni con la maglia azzurra: devo ancora dimostrare qualcosa?». Legato da contratto fino al giugno del '93 al Napoli, si sente degno cittadino d'Europa. Un'annata un po' cosi non basta a mitigare la reazione: «Devo ancora dimostrare qualcosa? E a chi?». Ripete due, tre volte la stessa domanda, rivolgendosi a quei critici che non gli hanno mai perdonato il minimo errore. Giugno per lui è un mese particolare. Anche le stelle non lo stanno troppo a guardare. Leggiamo: «Bilancia: hai la Luna e Venere contrari, ti senti piuttosto depresso e vorresti fare tante cose diverse ma non hai né tempo né voglia. Per sentirti più sereno devi aspettare, però cerca di non stare sempre solo alla finestra».

E lui sta troppo affacciato. A Napoli comanda Ferrara, ora. Careca non è mai stato un «capo»: nel Guarani, nel San Paolo e nella Nazionale brasiliana ci hanno provato, a eleggerlo imperatore, ma lui si vede ballerino di fila. «Sono troppo buono, mì piace scherzare, non so fare la faccia seria neanche apposta. In questo è invece bravissimo Ciro, è giusto che sia lui il simbolo della squadra, anche perché è napoletano verace, è cresciuto indossando la maglia azzurra. E poi io sono troppo buono. Del resto, anche in area di rigore non sono egoista: ne ho fatti dannare parecchi, di miei allenatori. Loro a dirmi di tirare, io sempre a testa alta per vedere se e 'era qualche compagno meglio piazzato. Il mio idolo è sempre stato Toslào, uno dei gioielli del Brasile Campione del Mondo a Messico 70. Giocava in velocità, come me». Arsenico e vecchi bacetti, anche cosi può essere definita una rivalità. Brasile e Argentina, storia di un braccio di ferro. Maradona & Careca, racconto di un idillio. «È vero, siamo grandi amici. Lui mi faceva, arrabbiare solo quando diceva che noi brasiliani rubiamo le mucche agli argentini. Se è per questo, lui s'è rubalo, per non dire altro, anche qualche bella brasiliana. Per me è slalo un compagno straordinario. Chiamatemi illuso, mo spero ancora-di poterlo rivedere in campo, naturalmente con la maglia del Napoli. Certo, da quando lui è andato via mi sento più solo, però non meno protetto». Si conobbero al Lido di Parigi. Cominciata a champagne. la faccenda è finita con acqua sporca di Napoli. «Un peccalo, un vero peccato. Ma Diego non ha sbagliato da solo, forse qualcuno poteva (e doveva) aiutarlo», dice sicuro.

La moglie Maria de Fatima quasi mai vittima della sauda-de; Aline. Hellen e Thiago, i tre figli, sempre in compagnia di amici; il parco auto particolarmente ricco: una Mercedes cabrio. una Mercedes station wa-gon, una Peugeot 205 GTL un fuoristrada. Careca ha praticamente tutto per essere felice, Qualche videocassetta dei film di Veronica Castro, i compaci disc di Toquinho. Cosa ti manca, Careca? «Niente. I napoletani sono eccezionali per simpatia t per come sanno fare il tifo dai primo all'ultimo minuto. Mie moglie cucina spesso alla brasiliana. Tra i miei hobby, l'unice che non riesco a coltivare con assiduita è il tiro a segno». L'assist giusto per una battuta: si vede che non lo pratichi, porte sono diventate bersagli imprendibili... «Certo, non è stata una stagione felice, ma si vinct e si perde insieme. Se è andate male, la colpa non è certamente solo mia. Sai qua! è il mio prossimo obiettivo? La Coppa de, Campioni, l'unica cosa che m, manca». Araraquara, terra di bomber: ieri Clerici, oggi Careca. C'è sempre un po' di azzurro-Brazil in questo vecchio sogno napoletano. (June 91)





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Saturday, October 8, 2011

Campeonato Brasileiro 1990: São Paulo Corinthians (final, 1st leg)


13/12/1990 - Quinta-feira
Local: Morumbi (São Paulo-SP)
Público: 85.463;
Árbitro: José Aparecido de Oliveira (SP);


SÃO PAULO: Zetti, Cafu, Antonio Carlos,
Ivan e Leonardo; Flávio, Bernardo e Raí;
Mário Tilico (Alcindo), Eliel e Elivélton.
Técnico: Telê Santana.


CORINTHIANS: Ronaldo, Giba, Marcelo Djian,
Guinei e Jacenir; Márcio (Ezequiel),
Wilson Mano e Neto; Fabinho (Marcos Roberto),
Tupãzinho e Mauro. Técnico: Nelsinho Baptista.


1o. tempo: